lunedì, 23 novembre 2009
Tempesta di sabbia
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso.Per evitarlo cambi l’andatura.E il vento cambia andatura,per seguirti meglio.Tu allora cambi di nuovo,e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.Questo si ripete infinite volte,come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba.Perchè quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano,indipendente da te.E’ qualcosa che hai dentro.Quel vento sei tu.Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci,in quel vento,camminando dritto,e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.Attraversarlo,un passo dopo l’altro.Non troverai sole né luna,nessuna direzione,e forse nemmeno il tempo.Soltanto una sabbia bianca,finissima,come fosse fatta di ossa polverizzate,che danza in alto nel cielo.Devi immaginare questa tempesta di sabbia.E naturalmente dovrai attraversarla,quella violenta tempesta di sabbia.E’ una tempesta metafisica e simbolica,lacera la carne come mille rasoi.Molte persone verseranno il loro sangue,e anche tu verserai il tuo.Sangue caldo e rosso.Che ti macchierà le mani.E’ il tuo sangue,e anche il sangue degli altri.Poi,quando la tempesta sarà finita,probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo.Anzi,non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero.Ma su un punto non c’è dubbio.Ed è anche tu,uscito da quel vento non sarai lo stesso che vi era entrato.Si,questo è il significato di quella tempesta di sabbia.
Tratto da "Kafka sulla spiaggia" di Murakami haruki
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martedì, 17 marzo 2009
Un libro
Molte volte, nella mia vita, ho provato la straordinaria sensazione che il mio "io" si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o fossero vissuti in lui, in altre epoche o in altri luoghi. Non stupirti, mio futuro lettore; ma indaga nella tua stessa coscienza. Ritorna indietro con il tuo pensiero, ai giorni in cui il tuo corpo e il tuo spirito non erano ancora cristallizzati; in cui, materia plasmabile, anima fluttuante come le onde in movimento, avvertivi appena, nel ribollire del tuo essere, il formarsi della tua identità.Allora, leggendo queste righe, forse ricorderai delle cose dimenticate, delle visioni incerte e nebulose, che passarono davanti ai tuoi occhi di bambino e che, oggi, non ti sembrano che sogni irreali, un parto della fantasia, e che ti fanno sorridere.Eppure, in queste lontane visioni del tuo essere, non tutto era sogno. Quando, da bambino, ti sembrava, durante il sonno, di precipitare nel vuoto da altezze infinite; quando credevi di volare, oppure osservavi con orrore, intorno ai tuoi piedi immersi nel fango, arrampicarsi migliaia di ragni odiosi e ripugnanti; quando davanti ai tuoi occhi si libravano forme sconosciute, degli incubi, e vedevi sorgere e tramontare degli strani soli di un altro mondo; tutto questo, forse, non era una proiezione della tua fantasia febbrile e innocente.Sai tu, da dove provenissero queste conturbanti immagini, e se non avessero origine in altre vite anteriori, da te vissute in altri mondi? Forse, quando avrai ultimato queste pagine, ti sarai fatta un'idea più precisa su tutti questi sconcertanti problemi che, senza dubbio, ti hanno lasciato finora perplesso, irritato.In verità, la cortina invisibile della nostra nuova prigione ci avvolge fin dalla nascita, e subito dimentichiamo il passato. E quando, a volte, esso si ripresenta mentre siamo ancora in braccio alla madre o camminiamo carponi sul pavimento domestico, questo ricordo ancestrale ci procura soltanto un vago senso di paura...Per quanto mi riguarda, ricordo perfettamente che nei giorni lontani in cui non ero che un piccolo essere balbettante che emetteva dei vagiti per esprimere la sua fame o il desiderio di dormire, mi ricordo, dicevo, che avevo la netta sensazione di esistenze anteriori. Io, che non avevo mai detto la parola "Re", e che non l'avevo mai udita pronunciare, ricordavo d'essere stato, in un tempo lontano, il figlio di un Re. E così pure di essere stato uno schiavo e un figlio di schiavo, e di aver sopportato un collare di ferro intorno al collo.Raggiunti i quattro o cinque anni, mi sembrò che migliaia di esseri diversi lottassero dentro di me, che tutte quelle vite preesistenti cercassero d'inserirsi nella mia vita presente, di cui tentavano di modellare lo stampo nei sensi più diversi. E nella mia anima acerba ne risultava un disordine indefinibile.Mi sembra quasi di vederti, amico lettore, mentre alzi le spalle e giudichi assurde le mie parole. Cercherò di trascinarti con me, attraverso il tempo e lo spazio; ma non dimenticare che per tanti anni, attraverso notti piene d'angoscia, ho meditato nel buio, a faccia a faccia con i molteplici "io" che mi tormentavano. Ho ripercorso gli inferni di tutte le mie esistenze, e te ne faccio ora il racconto, in questo libro che leggerai per passare il tempo, nella quiete domestica.
Queste sono le prime due pagine del libro “il vagabondo delle stelle” di Jack London che ho appena iniziato di leggere.Ho deciso di farmi trascinare delle parole attraverso il tempo e lo spazio per trovare i vari “io” che ognuno ha dentro.Ho deciso di ripercorrere i ricordi delle mie varie esistenze e soltanto alla fine del viaggio,saprò cosa mi sono perso…Il mio viaggio sta per cominciare!!
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martedì, 10 marzo 2009
La camera doppia
Una stanza che sembra una rêverie, una stanza veramente spirituale, la cui atmosfera stagnante è leggermente tinta di rosa e di blu.
Qui l'anima si immerge in un bagno di pigrizia, aromatizzato dal rimpianto e dal desiderio. - Qualcosa di crepuscolare, di bluastro e di rossastro; un sogno di voluttà nel corso di un'eclisse.
I mobili hanno forme allungate, illanguidite, prostrate. Sembrano sognare. Li si direbbe dotati di una vita sonnambolica, come quella dei vegetali e dei minerali. Le stoffe parlano una lingua muta, come i fiori, come cieli e soli al tramonto.
Ai muri, nessuna infamia artistica. Di fronte al puro sogno, all'impressione non ancora analizzata, l'arte definita, l'arte effettiva è una bestemmia. Qui tutto ha la chiarezza sufficiente e la deliziosa oscurità dell'armonia.
Un sentore infinitesimale del genere più squisito, a cui si mescola una leggerissima umidità, galleggia in questa atmosfera in cui la mente assopita è cullata da calde sensazioni di serra.
La mussola piove abbondantemente davanti alle finestre e al letto; si spande in cascate nevose. Sul letto è sdraiata la sovrana dei miei sogni, il mio idolo. Come mai? Chi l'ha portata qui? Quale magico potere l'ha collocata su questo trono fantastico e voluttuoso? Ma che importa? Lei è qui, e io la riconosco.
Eccoli quegli occhi la cui fiamma trapassa il crepuscolo; quei sottili e terribili specchietti che riconosco dalla loro spaventosa malizia! Attirano, soggiogano, divorano lo sguardo dell'imprudente che li contempla. Le ho studiate a lungo queste stelle nere che costringono alla curiosità e all'ammirazione.
A quale dèmone benevolo sono debitore di trovarmi così circondato di mistero, di silenzio, di pace e di profumi? O beatitudine! Ciò che di solito chiamiamo vita, anche nella sua espansione più felice, non ha niente in comune con questa vita suprema di cui ora ho conoscenza e che assaporo minuto per minuto, secondo per secondo!
No, non ci sono più né minuti, né secondi! Il tempo è sparito. È l'Eternità che regna, un'eternità di delizie!
Ma un colpo terribile, pesante, è risuonato alla porta, e, come nei sogni infernali, mi è sembrato di ricevere un colpo di piccone allo stomaco.
Poi uno Spettro è entrato. È un usciere che viene a torturarmi in nome della legge; è un'infame concubina che viene a piangere miseria e ad aggiungere le trivialità della sua vita ai dolori della mia; o forse è il galoppino di un direttore di giornale, che viene a reclamare un altro pezzo del manoscritto.
La stanza di paradiso, l'idolo, la sovrana dei sogni, la Silfide, come diceva il grande René, tutta questa magia è sparita con il colpo brutale battuto dallo Spettro.
Ricordo bene! Che orrore! Sì, è mio questo tugurio dove è di casa l'eterna noia! Ecco i mobili: insulsi, polverosi, scheggiati. Il camino senza fiamma e senza brace, lordato di sputi; le tristi finestre su cui la pioggia ha lasciato scie polverose; i manoscritti cancellati o incompleti; il calendario su cui la matita ha segnato date sinistre.
E quel profumo d'un altro mondo, di cui mi inebriavo con perfezionata sensibilità, eccolo ahimè rimpiazzato da un odore disgustoso di tabacco, mescolato a qualcosa di ammuffito e di nauseante. Ora qui si respira il puzzo rancido della desolazione.
In questo mondo ristretto, ma così pieno di disgusto, un solo oggetto noto mi sorride: è la fiala del làudano, vecchia e terribile amica; come tutte le amiche, ahimè, prodiga di carezze e di tradimenti.
Sì, il Tempo è ricomparso! Il Tempo regna sovrano, ora. E con questo orribile vegliardo è tornato il suo seguito di Ricordi, di Rimpianti, di Spasimi, di Paure, Angosce, Incubi, Collere e Nevrosi.
Ora i secondi sono fortemente, solennemente scanditi, ve lo assicuro. E ognuno di loro, saltando fuori dalla pendola, dice: - «Io sono la Vita, l'insopportabile, l'implacabile Vita!».
C'è solo un Secondo nella vita umana che abbia la missione di annunciare una buona novella, la buona novella che provoca in tutti un'inspiegabile paura.
Sì, il Tempo regna! Ha ripreso la sua brutale dittatura. E mi spinge, come se fossi un bue, col suo doppio pungolo. «Forza, somaro! Sgobba, schiavo! Vivi, dannato!».
Tratto da " Lo spleen di parigi" C.Baudelaire
15:36 Scritto da: leopold_bloom in racconti | Link permanente | Commenti (59) | Segnala | Tag: c.baudelaire, racconto | OKNOtizie |
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giovedì, 22 gennaio 2009
Lo scrittore
Mi sono ritirato per scrivere il capolavoro della mia vita.Sono un grande scrittore.Ancora non lo sa nessuno,perché ancora non ho scritto nulla.Ma lo scriverò,il mio libro,il mio romanzo…Per questo ho lasciato l’incarico di funzionario e …cos’altro?Nient’altro.Perchè amici non ne ho mai avuti,e amiche ancora meno.Tuttavia mi sono ritirato dal mondo per scrivere un grande romanzo.Il problema è che non so quale sarà l’argomento.Si è già scritto talmente tanto su tutto e qualunque cosa.Intuisco,sento di essere un grande scrittore,ma nessun argomento mi sembra abbastanza buono,vasto,interessante per il mio talento.Quindi aspetto.E,chiaramente,nell’attesa soffro la solitudine,e anche la fame,ogni tanto,ma è proprio attraverso questa sofferenza che spero di accedere ad uno stato d’animo che mi porti a scoprire un argomento degno del mio talento.L’argomento purtroppo tarda a manifestarsi, e la mia solitudine diventa sempre più pesante e molesta,il silenzio mi avvolge,il vuoto s’insedia ovunque,eppure casa mia non è molto grande.Ma queste tre cose orribili,solitudine,silenzio e vuoto mi bucano il tetto,esplodono fino alle stelle,si estendono all’infinito,e non so più se sia la pioggia o la nebbia,se siano il fohn o i monsoni. E grido: - Scriverò tutto,tutto quello che si può scrivere.E una voce,ironica ma pur sempre una voce,mi risponde: - D’accordo,ragazzo.Tutto,ma nient’altro,intesi?
Tratto dal libro "La vendetta" di Agota Kristof
18:26 Scritto da: leopold_bloom in racconti | Link permanente | Commenti (49) | Segnala | Tag: a.kristof, racconti | OKNOtizie |
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mercoledì, 22 ottobre 2008
parole sparse

[...]Si alzò di scatto,e messosi il cappello,
si avvicinò alla giovane.Collocatosi
davanti al suo quadro lo osservò
per alcuni istanti,durante i quali ella
fece finta di non essersi accorta
del suo interesse.
Poi,rivolgendosi a lei con la parola
che costituiva il nucleo centrale
di tutto il suo vocabolario francese,
e atteggiando un dito in un gesto
che a lui sembrava illuminare
il significato,domandò bruscamente:
"Combien?"[...]
tratto da "L'americano" Henry James
Buon compleanno A.
N.B. per protesta contro la redazione di Myblog non metterò musica al post fino a quando ci ridaranno i 50 mb x caricare i file nel blog...Voglio rispetto per le persone che stanno in questa piattaforma
00:00 Scritto da: leopold_bloom in racconti | Link permanente | Commenti (71) | Segnala | OKNOtizie |
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