mercoledì, 16 luglio 2008
Disegnando il cielo
Finalmente ho finito di disegnare il cielo.Notte dopo notte mi mettevo davanti al foglio e disegnavo i particolari restanti.Mescolavo i colori,un po’ di giallo,un po’ di rosso e il blu non poteva mancare.Per prima cosa ho disegnato la luna,una bella luna piena dove l’uomo è già arrivato ma non ancora scoperto tutti i suoi misteri.Una bella luna che illumina il cielo e si riflette nel mare,che guarda la città che dorme e che fa compagnia ad una cicala che canta in campo di campagna.Poi sono passato alle stelle…stelle piccole e grandi,vicine e lontane,cadenti e coperte della nuvole.Sono occhi speciali che ci fissano sempre,senza muoversi restano lì e ci fanno compagnia.Mi sono permesso di disegnare pure alcune nuvole rosa.soffici e silenziose che si muovono lentamente in modo che uno ci possa salire sopra e possa vedere giù in basso le persone che sembrano piccole formiche tutte in fila che si costruiscono la propria vita.E’ bello osservare il mondo da quassù perché tutto ci appare così vicino che lo si può toccare con una mano.Tutto ci è più chiaro,tutto assume un’altra prospettiva.Ma per ammirare questo bel cielo bisogna disegnare il proprio cuore.Non è semplice perché il foglio è tutto bianco,nessun colore e ogni volta che cerco di appoggiare la punta della matita,la mia mano si blocca come quando provo un’emozione mi si blocca tutto davanti.Uno può usare tutti i colori di questo mondo per colorare il proprio cuore ma per avere un cuore colorato bisogna avere dentro la capacità di chiudere gli occhi e immaginare che dietro la collina ci sia qualcosa,che dietro gli occhi di un bambino c’è un intero mondo sconosciuto a noi e che dietro l’orizzonte ci siano altre terre da vedere.Solo così il nostro cuore si colorerà e potremo vedere la bellezza di questo cielo.
"sono più sereno" Le vibrazioni
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lunedì, 14 luglio 2008
The clown
Mi chiamo Sorgoles vengo da una famiglia di clowns…mio padre era un clown molto famoso,pure mio nonno lo era,insomma la nostra famiglia ha avuto sempre il compito di far ridere la gente,farla essere felice anche solo per un attimo.Sono l’ultimo della dinastia,ho avuto una figlia quindi non potrò tramandare la vecchia tradizione di famiglia come mio padre aveva sempre sognato.Quindi con me finirà tutto,finiranno le risate dei bambini ai miei spettacoli,finiranno i numeri più disparati che ero costretto a fare per far passare una bella serata alla gente che mi veniva a vedere…Tutto bello ma quando alla fine dello spettacolo mi trovavo da solo nel mio camerino,seduto davanti allo specchio,le risate erano finite,gli applausi non si sentivano più.C’era solo il mio volto allo specchio truccato che osservava quella superficie liscia e stava lì ore ad osservare un punto a caso,pensando a bassa voce perché nessuno doveva sentire.Un clown deve solo far ridere,deve regalare attimi di spensieratezza alla gente e non si può permettere debolezze,non si può permettere di non sorridere,non si può permettere di non fingere ma qui davanti allo specchio,qui dentro alla stanza dove gli oggetti non guardano,qui cade tutto.Cadono le apparenze,cadono lacrime che rigano il volto e cade la mia anima da clown nel silenzio più totale.Mi dispiace per voi ma adesso non potete ridere,non potete battere le mani,non c’è nessun spettacolo.C’è soltanto un volto allo specchio,fisso e immobile come fissi e immobili sono i miei sogni.I miei sogni che si sono persi in questa stanza,anche ho sognato di sorridere,anche io ho sognato di applaudire ma sono solo un clown,vengo da una famiglia di clowns,mio padre era un clown molto famoso,pure mio nonno lo era, insomma la nostra famiglia ha avuto sempre il compito di far ridere la gente,farla essere felice anche solo per un attimo.
Saltimbanco, addio! Buonasera, Pagliaccio! Indietro, Babbeo:
fate posto, buffoni antiquati, dalla burla impeccabile,
fate largo! Solenne, altero e discreto,
ecco venire il migliore di tutti, l'agile clown.
Più snello d'Arlecchino e più impavido di Achille
è lui di certo, nella sua bianca armatura di raso:
etereo e chiaro come uno specchio senza argento.
I suoi occhi non vivono nella sua maschera d'argilla.
Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
sull'arco paradossale delle gambe.
Poi sorride. Intorno il volgo stupido e sporco
la canaglia puzzolente e santa dei Giambi
Paul Verlaine -"Il clown"
"the modern age" The Strokes
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lunedì, 30 giugno 2008
Dalla finestra
Dalla mia finestra si vede l’oceano e in lontananza le luci delle barche dei pescatori illuminano la notte in un giorno di fine maggio.Stanotte le stelle sono più del solito e c’è una luna piena,occhio luminoso sul mio silenzio.Una leggera brezza si alza dal mare,invade il mio viso ed entra nella mia stanza facendo sbattere la tenda contro la finestra.Tu sei nel letto che stai dormendo,sei sotto le lenzuola tutta nuda,abbiamo appena finito di fare l’amore e adesso sei lì ferma immobile dentro al tuo mondo di sogni.Mentre osservo un uomo e una donna che passeggiano sulla spiaggia,penso che domani mattina tu andrai via,mancherai per alcuni giorni,sarai via perché ne hai bisogno.Hai bisogno di staccare da tutti e da tutto e mentre mi ripeto questo nella mente,non posso non pensare che le giornate ma soprattutto le notti non saranno uguali senza di te.Mi ritroverò la sera da solo in questa stanza magari con qualche libro a farmi compagnia,aspettando che tu ritorni da me,aspettando che tu entri da quella porta e ti avvicini sorridendomi come fai ogni volta.E’ giusto che tu vada,è giusto che tu vada via da tutto e da tutti,non ti tratterrò e sono sicuro che tu ti divertirai molto…sarò contento per te.Ricordati che io sarò qui ad aspettarti,sarò qui alla finestra che guarderò in strada,aspettando di vederti in lontananza.Mentre pensavo a tutto questo,all’improvviso sento la tua mano sul mio petto,sei dietro di me e mi abbracci.Io stringo le tue mani,non vorrei più lasciarle,e stiamo lì in silenzio ad osservare le luci delle barche dei pescatori…ancora il giorno non è arrivato,c’è ancora tempo per noi.
"Careless Whisper" George Micheal
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giovedì, 26 giugno 2008
Valeria...ultima parte
[...] Ho studio al centro.Sotto le mie finestre,prima o poi,passano tutti e, da quando nel palazzo della banca di fronte hanno imposto i rigori della legge antifumo,costringendo gli impiegati a fumare affacciati alle finestre,ho anch’io preso la stessa abitudine per trovare solidarietà compagnia nel vizio.E’ il pomeriggio di un giorno di stanca,sono sempre alla finestra,guardo la folla,fumo e mi chiedo dove e con chi sarà Valeria.Poi,nella luce del pomeriggio,ne scorgo da lontano la sagoma familiare.Percorre decisa il portico littorio dall’altro lato della strada,oltrepassa la diga delle macchine al semaforo,entra,tubino grigio e calze a rete a maglie larghe,nell’atrio del palazzo di fronte.Non ho esitazioni:grido alla segretaria di annullare la seduta con l’onorevole-se lo curi da solo l’Edipo-e sono in strada.Non posso restare impalato sul marciapiedi ad aspettarla,però:se mi notasse non avrei scuse.L’agenzia di viaggi,contigua al portone in cui è entrata,è la soluzione:la vetrina guarda sullo slargo interno.Entro.L’addetta mi conosce e già pregusta un ricco contratto.Occhieggiando oltre alle sue spalle il cortile vuoto,fingo di ascoltarla mentre delira di terre esotiche e stop over.Poi Valeria riempie di nuovo il mio campo visivo.Eccola attraverso l’androne,con una noncuranza che può venirle soltanto dalla familiarità del luogo,e confondersi con la folla anonima di una serata di spese.Bofonchio un “ci penserò” all’impiegata esterrefatta e sono di nuovo sulla via,a venti metri dal suo ancheggiare.Non sono il solo ad osservarla:colgo altri sguardi maschili posarsi su lei.Un’ira sorda mi prende,dardeggio a centottanta gradi un’occhiataccia di sfida:lei è mia,mia soltanto.Deve riuscirmi bene come numero,perché due uomini in grigio manageriale d’ordinanza e l’aria maschia distolgono repentini l’attenzione.Valeria è di nuovo oltre la strada,si avvicina a un telefono pubblico,con il palmo della mano copre parte della cornetta e parla fitto.Perchè non usa il telefonino?Teme che il marito visualizzi l’ultimo numero chiamato?Ma quell’esaurito non ha queste preoccupazioni,io si certamente,se dormissi con lei.Col cuore così gonfio da impedirmi di ragionare,scopro di amarla senza rimedio.Cerco di ascoltare le sue parole,ma la distanza è troppa,non riesco.Ho paura di avvicinarmi ancora,potrebbe vedermi.Ora entra in una profumeria.Riparato da una colonna,guardo dentro e le pareti a specchio del negozio riflettono una,dieci,cento immagini di lei:di profilo mentre,annusando il polso,prova un profumo.Di fronte con una boccetta colorata in mano,di schiena.Con piccoli passi laterali si dirige verso la cassa.Noto,sotto la trama del suo vestito,i suoi glutei,moltiplicati all’infinito dagli specchi.E’ troppo per le mie coronarie,sono travolto nei sensi e nello spirito.Lei esce,recupera la vettura dal parcheggio e con un rombo di motore imballato di allontanava da me.Non posso seguirla a piedi.Resto a guardare gli stop dei fuoristrada diluirsi nella piena del traffico.Mi sento privato di una parte importante,per quanto possa non appartenere alla sua vita scopro di non voler essere più nulla senza lei.Mi precipito dentro la profumeria e acquisto la sua stessa confezione di profumo.In studio annuso il liquido dorato e la sua fragranza,la stessa che avverto in ascensore o sulle scale,pervade la stanza ormai in penombra.Mi sento meno solo.Avrò un orgasmo,lo sento.
Per alcuni giorni sarò poco presente nel blog perchè ho deciso di prendermi una piccola pausa quindi ci sentiamo la settimana prossima....
Comunicazione per Fenila,Simo e Gabry:noi ci sentiamo in separata sede e state traquilli tutti...va tutto bene.
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lunedì, 23 giugno 2008
Valeria...parte prima
Le farò marcire queste piante.Per forza,sono sempre sul terrazzo,annaffiatoio in mano,ad osservare i suoi movimenti.Ho spostato la poltrona del salotto vicino alla porta finestra e, ogni momento libero,sto lì seduto.A lavorare,dico a me stesso,in realtà ad ascoltare i rumori del cortile e a guardare attraverso le vetrate,per niente interessato alle cartelle cliniche dei miei matti.Fingo di studiare le loro schede,ma forzo l’udito per cogliere i suoni rivelatori della sua presenza di Valeria sul piazzale:l’urlo del motore sotto sforzo,il tacchettio regolare dei suoi passi.Se li avverto mollo tutto e mi precipito fuori,con il mio miglior sorriso e l’annaffiatoio in mano.Lo sguardo noncurante di lei.Preferirei non essere notato ma se pure accadesse,ho una giustificazione:io annaffio,annaffio di continuo.Anni di studio e gavetta,bottega ad un indirizzo prestigioso,per finire sul balcone ad annaffiare gerani:è ridicolo.Ma la visione d’alto di Valeria è sconvolgente e giustifica tutto:seni e sedere si protendono in rotondità caracollanti al ritmo del suo passo veloce.Se poi alza lo sguardo e mi sorride,l’ipotalamo va in tilt e il testosterone va all’assalto dei pochi capelli rimastimi.E’ sempre attenta ai particolari.Mai sciatta o senza trucco.A volte i blitz sul balcone valgono la pena soltanto per ammirarle la mise.Se penso che tutta questa grazia di dio è per Marco,il marito,e che,probabilmente,quel deficiente vive la caduta del desiderio,impazzisco.Devo stare sempre all’erta perché lei entra,va via,sale in macchina,ne scende,saluta,sorride,torna,riesce.Senza una logica,a qualsiasi ora,e io non voglio perdere nessuna occasione per spiarla.La mia giornata ruota sui tentativi di incontrarla.E’ la mia ossessione.Appena alzato,già mi domando se la vedrò in ascensore.Ho adeguato i miei orari a quelli dei suoi probabili rientri,osservo i manichini dei negozi e so se lei possiede quel capo o immagino come le starebbe quell’altro.Aspetto con trepidazione i tepori primaverili:porteranno a lei vestimenti leggeri e a me altre scariche ormonali.Valeria ignara prosegue nei suoi traffici,ritorna a casa con grossi pacchi,sorride alla portiera.E io quassù ad allagare gerani e begonie.La spio e sento montare una gelosia rancorosa,per la sua vita lontana da me,per il marito.
Tratto dal libro "Fulminati" Carreca-La rosa- Musotto
" You make me feel like a natural woman" Aretha Franklin
00:45 Scritto da: leopold_bloom in racconti di un clown | Link permanente | Commenti (61) | Segnala | OKNOtizie |
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